LE ANIME DEI CORPI DECOLLATI E IL PONTE TESTE MOZZE

Pubblicato: 22 dicembre 2014 in Ricordi
STRALCIO DELLA CARTA TOPOGRAFICA DI PALERMO DI FINE 1800 - ILFIUME ORETO SI DIVIDEVA IN DUE RAMI CHE VENIVANO SCAVALCATI DAL PONTE DELLE TESTE MOZZE E DAL PONTE DELL'AMMIRAGLIO GIORGIO D'ANTIOCHIA

STRALCIO DELLA CARTA TOPOGRAFICA DI PALERMO DI FINE 1800 – IL FIUME ORETO SI DIVIDEVA IN DUE RAMI CHE VENIVANO SCAVALCATI DAL PONTE TESTE MOZZE E DAL PONTE DELL’AMMIRAGLIO GIORGIO D’ANTIOCHIA

Nelle cronache di questi giorni, relative alla realizzazione della linea 1 del tram a Palermo, si è fatto un gran parlare della messa in opera di un ponte Bailey provvisorio per sopperire, temporaneamente, alla demolizione del ponte sul fiume Oreto in Corso dei Mille indicato come: “Ponte Teste Mozze”. Non nascondo che, pur avendo una discreta conoscenza dei toponimi della città di Palermo, mi ha sorpreso il fatto che il suddetto ponte, peraltro, di costruzione abbastanza recente (realizzato nel secolo scorso), venisse ancora identificato in quel modo.

Infatti, tale toponimo non è altro che la perpetuazione del nome già attribuito al precedente antico ponte cinquecentesco, che fu demolito per effettuare i lavori di sistemazione dell’attuale alveo fluviale dell’Oreto nel quale vennero convogliate anche le acque di un secondo ramo dello stesso fiume che passava sotto il vicino Ponte dell’Ammiraglio Giorgio d’Antiochia.

VISTA AEREA DEI LUOGHI

VISTA AEREA DEI LUOGHI

IL CINQUECENTESCO PONTE DELLE TESTE MOZZE RAPPRESENTATO IN UNA LITOGRAFIA DEL 1836 - A DESTRA E' RIPORTATA (a dire il vero in maniera imprecisa) LA CHIESA DELLA MADONNA DEL FIUME

IL CINQUECENTESCO PONTE TESTE MOZZE RAPPRESENTATO IN UNA LITOGRAFIA DEL 1836 – A DESTRA E’ RIPORTATA (a dire il vero in maniera imprecisa) LA CHIESA DELLA MADONNA DEL FIUME

RESTI DEL CINQUECENTESCO PONTE TESTE MOZZE – RINVENUTI DURANTE I LAVORI DI DEMOLIZIONE DEL PONTE PIU’ RECENTE

RESTI DEL CINQUECENTESCO PONTE DELLE TESTE MOZZE - RINVENUTI DURANTE I LAVORI DI DEMOLIZIONE DEL PONTE PIU' RECENTE

RESTI DEL CINQUECENTESCO PONTE TESTE MOZZE – RINVENUTI DURANTE I LAVORI DI DEMOLIZIONE DEL PONTE PIU’ RECENTE

RESTI DEL CINQUECENTESCO PONTE DELLE TESTE MOZZE - RINVENUTI DURANTE I LAVORI DI DEMOLIZIONE DEL PONTE PIU' RECENTE

RESTI DEL CINQUECENTESCO PONTE TESTE MOZZE – RINVENUTI DURANTE I LAVORI DI DEMOLIZIONE DEL PONTE PIU’ RECENTE

ARCATA DEL CINQUECENTESCO PONTE DELLE TESTE MOZZE - RINVENUTA DURANTE GLI SCAVI

ARCATA DEL CINQUECENTESCO PONTE TESTE MOZZE – RINVENUTA DURANTE GLI SCAVI

Per l’appunto, fu proprio l’antico ponte cinquecentesco ad essere denominato popolarmente “Ponte Teste Mozze” in seguito alla realizzazione, nei suoi pressi, di una stele piramidale (oggi non più esistente) dotata di appositi ganci nei quali, un tempo, venivano appese le teste dei giustiziati mediante decapitazione. I corpi di detti giustiziati venivano seppelliti fino al 1799 in un Cimitero (non più esistente) che sorgeva nell’area annessa alle strutture dell’ospedale di San Bartolomeo di cui oggi esiste soltanto una residua parte, tra la Cala e Via Vittorio Emanuele. Successivamente furono tumulati esclusivamente in un piccolo cimitero (anche questo non più esistente) ubicato nell’area antistante la chiesetta intitolata alla Madonna del Fiume (1785), “inaugurato” da tale Salvatore Rubino giustiziato il giorno 8 Luglio del 1799 per il delitto di lesa maestà. Detto cimitero o fossa comune come riportano alcuni testi, accoglieva quanti si erano macchiati di orrendi delitti, ma, pure rei politici e tanti altri innocenti vittime di una giustizia iniqua, a quei tempi più che oggi.

CIPPO DEDICATO ALLE ANIME DEI CORPI DECOLLATI

CIPPO DEDICATO ALLE ANIME DEI CORPI DECOLLATI

E di giustiziati innocenti dovettero essercene stati tanti, se, ad un certo punto, il popolo dei credenti cominciò addirittura a venerare le loro povere anime e la chiesetta della “Madonna del Fiume” divenne (per battesimo popolare) chiesa delle “Anime dei Corpi Decollati”. Nello stesso cimitero furono seppelliti i corpi di Pasquale Masotto, Giuseppe Calì e Gaetano Castelli giustiziati mediante decapitazione la mattina del 10 aprile 1863, che erano stati condannati a morte nel famoso “Processo ai Pugnalatori di Palermo”, uno strano caso in cui si trovarono coinvolti politici e rappresentanti della nobiltà palermitana, sul quale non è mai stata fatta luce (Vedasi nota “I Pugnalatori”). L’ultimo ad essere sepolto nel cimitero dei decollati fu, nell’anno 1867, un certo Ruffino, portato a morte per avere derubato e ucciso una coppia di anziani nella loro casa nei pressi di Porta Carini.


Nota “I pugnalatori”: A chi fosse interessato a questa oscura storia che ha i contorni di una sorta di strategia della tensione, consiglio la lettura del libro “I pugnalatori” del grande Leonardo Sciascia, nel quale è magistralmente raccontata una storia autentica, in cui c’è il coinvolgimento di insospettabili dell’aristocrazia oltre che dell’Arcivescovato e del Regio Corpo di Pubblica Sicurezza, ricostruita pazientemente sui documenti che l’avv. Guido Giacosa (Sostituto Procuratore Generale del Re presso la Corte d’Appello di Palermo) prudentemente conservò nel suo archivio privato. Quell’inquietante episodio, ancorché avvenuto oltre 150 fà, sembra uscire direttamente dalle cronache di questi anni, con i suoi attentati atroci, i processi insabbiati, lo spregio della legalità democratica, le istituzioni inquinate. Conferma che le oscure complicità e l’arroganza del potere hanno radici lontane. 


UNA RARA IMMAGINE DEL PONTE DELL’AMMIRAGLIO QUANDO ANCORA VI SCORREVA UN RAMO DEL FIUME ORETO – RIPRESA PROBABILMENTE DAL PONTE FERROVIARIO


In un articolo sulla chiesa delle Anime dei Corpi Decollati, pubblicato sul Giornale di Sicilia del 4 agosto 1973, il prof. Rosario La Duca riporta:


“Al cimitero ed al seppellimento dei corpi dei giustiziati provvedeva la Congregazione di Maria Santissima di tutte le Grazie, sotto il titolo dei Corpi Decollati, che aveva il compito di rilevare i cadaveri dal luogo del supplizio e portarli processionalmente a seppellire nella chiesa o nello spiazzo antistante”.

INTERNO DELLA CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMELO - GIA' DELLE ANIME DEI CORPI DECOLLATI - GIA' MADONNA DEL FIUME

INTERNO DELLA CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMELO – GIA’ DELLE ANIME DEI CORPI DECOLLATI  – GIA’ MADONNA DEL FIUME

IL GRANDE ETNOLOGO GIUSEPPE PITRE'

IL GRANDE ETNOLOGO GIUSEPPE PITRE’ – PALERMO 21/12/1841 – PALERMO 10/04/1916

Di quella chiesa si è forse conservato, e non integralmente, soltanto l’interno composto da un’unica navata, gli esterni sono stati modificati e sono stati oggetto di ristrutturazione ed ampliamenti a dir poco inqualificabili sotto l’aspetto architettonico. Attualmente la chiesa è intitolata a “Maria Santissima del Carmelo”, tuttavia, soprattutto per i palermitani più anziani è sempre e ancora quella delle Anime dei Corpi Decollati.

Tra le tante opere consultate e le sommarie notizie ritrovate sul web, alla fine è stata particolarmente utile la lettura di un vecchio tomo del grande storico palermitano Giuseppe Pitrè, noto studioso della cultura popolare e degli usi e costumi siciliani, cui, peraltro, Palermo ha dedicato, intitolandolo a suo nome, il famoso Museo da esso steso fondato nel 1909 nella sua sede in una dipendenza della Palazzina Cinese (pregevole opera architettonica degli inizi del 1700 ristrutturata nel 1799 dall’arch. Giuseppe Venanzio Marvuglia su commissione di Ferdinando IV di Borbone).
Ma ecco una minima spiegazione dei fatti e degli usi e costumi legati al curioso culto di quelle povere anime senza pace.


Quanto segue è tratto da: ”Usi e Costumi Credenze e Pregiudizi del Popolo Siciliano” raccolti e descritti da Giuseppe Pitrè – Volume IV – Palermo Libreria L. Pedone Lauriel di Carlo Clausen – 1889


Ragione di curiosità a chi studia le tradizioni e la vita del popolo in Sicilia è la devozione per le cosiddette “anime dei corpi decollati”. Uomini e donne, giovani e vecchi, tutti hanno un voto, una preghiera, tutti qualche pratica religiosa da compiere per questi geni occulti del bene pronti a soccorrere chi li preghi di consiglio o di ajuto, chi cerchi ad essi un segno della sua sorte a venire.
Dov’esse abitino, queste anime, non si sa bene; ma le si possono scontrare dappertutto, come quelle che girano pel mondo a custodia de’ loro devoti. Nelle città appariscono sulle vie; in campagna prediligono i fiumi; sul mare fanno sentire la loro voce in mezzo a’ ruggiti della tempesta, cui dominano a favore dei naviganti.
Il popolo le chiama comunemente “armi di li corpi decullati” (Palermo), ma in Acireale “Beati”, e in Trapani “Armiceddi”; e sebbene le distingua dalle “Armi Santi” (anime sante) che son le anime purganti, nondimeno talora le confonde, e ne fa una stessa cosa ….
Nei secoli passati le esecuzioni di giustizia erano frequentissime in Sicilia; a Palermo, antica capitale, era la città ove la più gran parte di esse avea luogo. Da tutta l’isola qui si giudicavano gli accusati d’ogni genere di delitti; qui si decollavano o si impiccavano ….
In Palermo pertanto la devozione per le anime de’ decollati dovea sentirsi più viva che altrove …. E qui finalmente sorgea la famosa “Chiesa delle Anime de’ Corpi decollati”, che è il santuario ove pare essersi concentrata la venerazione del popolo per questi geni tutelari ….

ANTICO SANTINO IN LITOGRAFIA - DELLA PIA OPERA DELLE ANIME DEI CORPI DECOLLATI - VI SONO RAFFIGURATI TUTTI GLI ELEMENTI DELLA DEVOZIONE POPOLARE

ANTICO SANTINO IN LITOGRAFIA – DELLA PIA OPERA DELLE ANIME DEI CORPI DECOLLATI – VI SONO RAFFIGURATI TUTTI GLI ELEMENTI DELLA DEVOZIONE POPOLARE

La Chiesa delle Anime de’ Corpi decollati in Palermo ebbe già prima del 1785 il titolo di “Madonna del Fiume”, perché quasi bagnata dal fiume Oreto, o del ponte, perché ha da presso lo storico ponte (anno 1113) dell’Ammiraglio Giorgio Antiocheno compagno del Conte Ruggeri.
Fino al secolo passato (n.d.r. – si riferisce al 1800) per testimonianza del Villabianca, presentava davanti la “piramide delle teste dei giustiziati”. Rifatta ed abbellita tra gli anni 1857 e 1865, essa sorge alle sponde dell’Oreto in mezzo a cipressi e ad oleandri, difesa da muriccioli all’intorno. Davanti è la sepoltura de’ decollati, sulla quale i divoti vanno ad offerire, compiuto il viaggio, il Rosario, ed a recitare le ultime orazioni per attendere i responsi delle anime.
A destra e a sinistra di chi entra pendono dalle pareti un centinaio di tavolette dipinte, quante ne può contenere lo spazio libero, così che crescendo esse ogni giorno, le antiche cedono il posto alle nuove. In codeste tavolette,opera di pittori popolari, sono rappresentati miracoli e prodigi di queste anime ….
…. Le anime dei corpi vissute tra’ delitti e nel sangue non dimenticano il sangue; laddove in vita non ebbero pietà del prossimo e non rispettarono le sostanze e l’onore, in morte si fanno scudo e difesa de’ poveri assaliti, prendono la parte del debole. Esse odiano il delitto, e se non lo puniscono sempre in chi lo fa, ne scemano gli effetti in chi lo riceve e ne è vittima. E però dove uno dei loro divoti sia assalito da ladri che vanno di notte, essi compariscono, e per soprannaturale virtù rendono innocue le ferite o indeboliscono le mani di chi ferisce ….
…. Celebre fra tutti questi miracoli è uno a favore d’un divoto de’ più caldi, che andava di notte a cavallo e portava denaro. I ladri, che n’aveano avuto sentore, gli furono addosso chi con pugnali, chi con coltelli, e qualcuno con ischioppi. Il malcapitato non sapendo fare di meglio si rivolse con vera fede (condizione indispensabile in queste circostanze) alle anime de’ corpi decollati; e allora avresti veduto gli scheletri de’ giustiziati sorger dal sepolcro, afferrare le ossa e correre in soccorso del divoto picchiando e ripicchiando i ladri; de’ quali altri restano morti ed altri, malvivi, cercano salvarsi con la fuga. Un’antica stampa in litografia, che viene riprodotta anno per anno, consacra lo stesso fatto ….
…. Ogni persona che abbia divozione alle anime dei corpi decollati …., il lunedì e il venerdì, giorni sacri ad esse, si parte di casa sua di buon mattino, ovvero nelle ore pomeridiane, e s’avvia a Porta di Termini, oggi porta Garibaldi; …. E incomincia il suo Rosario indirizzandosi a quella Chiesa ….

SANTINO DEDICATO ALLE ANIME DEI CORPI DECOLLATI E PREGHIERE PER IL ROSARIO

Il Rosario si compone di Avemarie, di Paternostri e di Gloriapatri. Comincia il Paternostro, seguono tre Requie (Requiem Aeternam) quindi i misteri come quelli del Rosario alla Madonna. I misteri sono in questa forma:
Armuzzi mei decollati,
Novi siti e novi vi junciti,
Davanti u Patr’Eternu vi nni jiti,
Li mei nicessità cci raccuntati,
E tantu li prigati,
Fina chi la grazia mi cunciditi.

…. Ve ne hanno però più espliciti, ed uno è questo:
Armuzzi di li corpi decollati,
Chi nterra siti nati,
‘N purgatoriu vi stati
‘N paradisu siti aspittati,
Prigati l’Eternu Patri
Pi li mei nicissitati;
Prigati lu Signuri
Chi li nnimici mi vennu ‘n favori.

Dopo dieci Avemarie, si torna a ripetere il Paternostro, il Requie, il Mistero; Ciò per quindici volte di seguito le quali chiamano Posti (Poste). In capo a questa lungagnata si recitano le Litanie Lauretane, le quali devono coincidere sempre davanti la porta della Chiesa. Giunti lì si offre, come ho detto, il Rosario e si fa la preghiera secondo le proprie intenzioni. Tale preghiera dev’essere innanzi la balaustra dell’altare consacrato a S. Giovanni Battista Decollato, protettore de’ decollati.
Compiute le preghiere, ogni buona divota passa nella cappelletta a destra, s’accosta ad una lapide sotto la quale si credono numerosissime le anime, e parla o mormora, e prega, ed interroga e vuole. Finito di parlare vi applica l’orecchio, attende trepidante il responso. Se ode un leggiero tintinnio (il quale certamente non potrà mancare ad una fantasia troppo alterata in quell’istante) è segno che la grazia è già stata conceduta ….
…. Chi ha bisogno di una grazia può fare un novenario in casa, tutto ad onore dei decollati …. accende una candela davanti la figura di queste anime e si prepara al Rosario. E’ di notte; non passa anima viva, non si sente uno zitto: questo è il momento opportuno a principiare il Rosario. La divota o il divoto apre appena l’uscio di casa, la finestra, un’imposta qualunque, s’inginocchia e comincia col Gloriapatri, recita il Paternostro, l’Avemaria, il Mistero, fino a cinque Poste. La grazia che si dimanda vuol esser detta chiaramente, perché co’ decollati può farsi alla confidenziale; anzi v’è un ultima orazione che li minaccia di noncuranza se non vorranno compiere i voti di chi prega. Ecco questa orazione, invero troppo spregiudicata:
Armuzzi di li corpi decollati,
Tri mpisi, tri ocisi e tri annigati,
Tutti novi vi junciti,
Davanti u Patr’Eternu vi nni jiti,
Li me guai cci cuntati.
‘Un vi lu dugnu, ‘un vi l’apprisentu,
S’ ‘un mi dati lu me ‘ntentu.

Ma quante non sono le preghiere ed i desideri! Uno, per esempio, pregherà perché gli vadano bene negozi; un altro, perché gli diano tre numeri da giocare al Lotto; La madre perché le sieno salvi i figliuoli…. La moglie prega pel marito, e per lui soltanto. Se essa è infedele, non si arrischia di pregare per l’occulto amante; le anime ne farebbero vendetta esemplare.
Le ragazze fanno affidanza con le anime in parola, e le cercano per questioni d’amore. Hanno, mettiamo, uno screzio con il fidanzato? Eccole rivolgersi alle anime e supplicale che unite vadano dallo amante e gliene diano manteche rientrato in se stesso torni al loro amore:
Armuzzi di li corpi decollati,
Tri mpisi, tri ocisi e tri annigati,
Tutti novi vi junciti,
Nn’ ‘u me zitu vi nni jiti,
Tanti e tanti ci nni dati,
No pi fallu moriri,
Ma pi fallu a mia viniri.

Durante questa preghiera e il Rosario che ad essa si unisce, la divota è tutta orecchi per udire l’eco delle anime. La cosa è importante, perché da questa eco si potrà argomentare se la grazia per che si prega verrà concessa. L’eco si traduce in segni buoni e in segni cattivi, secondo che buono o cattivo debba essere il risultato della novena. Buoni segni il canto di un gallo, il latrare di un cane, un bel fischio, un suono di chitarra, una scampanata o un scampanellata, una bella canzone, il picchiare all’uscio di casa, il rapido chiudersi di una imposta, il passare rapidissimo d’una carrozza. Cattivi segni il miagolio d’un gatto, il ragliare d’un asino, una contesa, un pianto, un lamento, un peto e, più che qualunque altro, un pò d’acqua che si butti in mezzo alla via. Egli è allora che il Rosario si deve sospendere, perché nessuna cosa è tanto fatale quanto l’acqua, forse, credo io, perché le sue gocce richiamano alle lagrime.
V’ha poi un’eco la quale si presta a buoni e a sinistri auguri …. quando passino persone e pronunzino, pe’ fatti loro, qualche parola. Se le parole sono in senso affermativo, qualunque sia il discorso che facciasi, come a ragione d’esempio: Già si sapi; oppure: E’ veru; o: Mi piaci; o anche: Sugnu bonu ecc; non si può dubitare che le anime de’ decollati saranno favorevoli. E se in senso contrario si ode per esempio: Ma chi cc’entra! Oppure: Nenti, nenti, un pò essiri; ed anche: Un lu vogghiu, un mi piaci ecc., si deve essere certi che la faccenda andrà male.


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A questo punto mi sembra quanto meno doveroso riportare qualche notizia relativa al nuovo ponte in fase di realizzazione che sostituirà, sulla stessa sede, il vecchio ponte stradale.
Il nuovo ponte sarà bimodale,
ovvero, predisposto sia per il traffico veicolare che per quello tranviario. Il tram correrà al centro del ponte in una sua sede di larghezza pari a circa 8,00 metri, mentre i veicoli avranno a disposizione due carreggiate distinte da 9,50 metri, ciascuna con due corsie più marciapiedi laterali da 1,50 m per i pedoni.
Strutturalmente il ponte garantirà meglio il deflusso della portata massima dell’Oreto, è del tipo strallato ad “arco a spinta eliminata”, a via di corsa inferiore. E’ un tipo di ponte che viene adottato quando il franco inferiore è ridotto
(è questo il nostro caso in quanto la sezione idraulica dell’Oreto è al limite della portata) e quindi l’impalcato deve avere le dimensioni piu’ ridotte possibili.

RENDERING DEL REALIZZANDO PONTE

RENDERING DEL REALIZZANDO PONTE

RENDERING DEL REALIZZANDO PONTE

RENDERING DEL REALIZZANDO PONTE

Con questo tipo di ponte la struttura portante (l’arco) è tutta al disopra dell’impalcato e quindi non invade la sezione idraulica. La spinta dell’arco è eliminata dalle travi principali longitudinali. La funzione di sostegno è esercitata dai cavi (stralli) disposti a V contrapposte.
La rigidezza totale dell’impalcato è garantita dalla presenza di travi tipo Vierendeel laterali ad andamento curvilineo leggermente inclinate sulla verticale.
Il ponte ha una lunghezza di 33,50 metri ed una larghezza di impalcato di circa 31,00 metri.
Questo inusuale rapporto tra le dimensioni trasversali e longitudinali
(quasi un quadrato) ha portato a distinguere formalmente la potente coppia di archi centrali, a cui viene demandata la funzione portante principale, dalle snelle travi curve laterali, quasi due ali, il cui compito è anche quello di rendere rigide le estremità dell’impalcato.
L’impalcato è realizzato con una struttura mista acciaio-calcestruzzo composta da un graticcio di travi in acciaio, due archi portanti centrali strallati e due travi a semiarco laterali.

 id  Nino   Badalamenti 22  Dicembre  2014


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AGGIORNAMENTO – Dal Giornale di Sicilia del 1 Gennaio 2015:

La Soprintendenza ai Beni Culturali, il Comune e l’Impresa che ha in appalto i lavori per la realizzazione del Tram stanno lavorando, congiuntamente, al progetto per rendere fruibile a cittadini e visitatori stranieri i resti dell’originario ponte Teste Mozze, rinvenuti a seguito dell’effettuazione degli scavi a circa 3 metri di profondità. Bisognerà creare una intercapedine sotto la realizzanda strada ed un percorso che la renda accessibile e che darà modo di ritrovarsi davanti alle antiche strutture.

id  Nino   Badalamenti 04  Gennaio  2015


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AGGIORNAMENTO – Del 13 Luglio 2015:

Oggi è stato finalmente inaugurato il nuovo ponte sul fiume Oreto, ecco alcune foto dell’opera realizzata.

Verde-nuovo-al-ponte-Oreto

ponte-oreto-tram-2  

ponte-oreto-tram-1

ponte-oreto-tram-3

id Nino Badalamenti 13 Luglio 2015

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commenti
  1. Vincenzo P. ha detto:

    Nono sono un esperto ma credo che ci sia un errore di identificazioni dei ponti rispetto all’immagine riportata come “CINQUECENTESCO PONTE TESTE MOZZE – OLIO SU TELA ANONIMO – PRIMA META’ DEL XIX SECOLO” che si trova anche nel “Dal Manzanares all’Oreto” e già in “Sergio Troisi, Vedute di Palermo e dintorni, Sellerio Editore, Palermo, 1991, fig. 33″.

    Il ponte in questione dovrebbe essere il ponte di mare sulla foce del fiume Oreto così come evinco dal confronto con questo altro dipinto dello stesso periodo, salvo sempre sbagliarmi. https://www.dropbox.com/s/vdax87hejapsork/Ponte%20di%20Mare-Foce%20Oreto%20di%20C.%20Carini%20%28o%20%20Giovanbattista%20Carini%29.jpg?dl=0

    • Nino Badalamenti ha detto:

      Buona sera Sig. Vincenzo, desidero ringraziarla per la sua cortese email con la quale mi ha segnalato una inesattezza relativa all’immagine “CINQUECENTESCO PONTE TESTE MOZZE – OLIO SU TELA ANONIMO – PRIMA META’ DEL XIX SECOLO”, riportata nel mio blog. Si tratta effettivamente del ponte di mare, infatti ho già provveduto ad eliminarla dall’articolo.
      Grazie ancora,
      cordiali saluti.

      • Vincenzo P. ha detto:

        Vorrei precisare che l’inesattezza non è sua, ma ha origine nell’errata indicazione a monte. Anche altre fonti, autorevoli, per la medesima immagine riportano questa indicazione.
        Complimenti per l’articolo.

  2. Nino Badalamenti ha detto:

    Salve Sig. Vincenzo. E’ vero che l’inesattezza ha origine a monte, tuttavia la differenza tra i due ponti si poteva notare anche confrontando l’immagine errata con l’altra (la litografia del 1836).
    Pertanto, ho motivo di ringraziarla nuovamente per il suo cortese interessamento.
    Cordialità
    Nino Badalamenti

  3. Agostino Marrella ha detto:

    Geometra Badalamenti, buongiorno! 🙂

    Grazie, innanzi tutto, per il Suo prezioso articolo ricco di notizie e immagini, al quale mi permetto di “aggiungere” qualcosa.

    Contrariamente ad una certa “folkloristica” storiografia, i Garibaldini sul Ponte dell’Ammiraglio combatterono… “all’asciutto”, in quanto già da tempo l’Oreto non scorreva più sotto tale ponte per il progressivo interramento e innalzamento dell’alveo del fiume, il quale, in massima parte, scorreva, dunque, sotto il vicino Ponte delle Teste Mozze.

    Dobbiamo a Francesco Crispi (sì “quello” prima repubblicano e poi opportunisticamente…monarchico!), la notizia (ne scrive, nell’anno 1839, sul giornale“ Oreteo, da lui stesso fondato) che il corso dell’Oreto fu deviato nel 1786 sia pure non totalmente perché un suo braccio (minore o stagionale?) continuava a scorrere sotto gli archi più meridionali del Ponte dell’Ammiraglio, il quale (così scrive il Crispi) era in gran parte interrato. La deviazione dell’Oreto nel 1786 è riportata anche nel “Dizionario delle strade di Palermo” (1875) di Carmelo Piola.

    Talune altre fonti riferiscono, invece, di una deviazione dell’Oreto nel 1838; in realtà, in diverse carte topografiche – anche pre-ottocentesche – si può notare che in prossimità della foce l’Oreto era diviso in più rami di cui quello che scorreva sotto il Ponte dell’Ammiraglio perse via via vigore.

    E in quanto, in ultimo, al recentemente “riscoperto” Ponte delle Teste Mozze esso fu certamente rinforzato nel 1838 nell’ambito di una complessiva manutenzione straordinaria delle Regie Trazzere siciliane, ma esso era già esistente nel tardo ‘400 o nel primo ‘500.

    La ringrazio per l’attenzione e Le sarò grato se riterrà di correggere qualche mia imprecisione.

    • Nino Badalamenti ha detto:

      Buona sera Sig. Marrella, innanzitutto La ringrazio per il Suo apprezzamento. Per quanto mi risulta, credo di non avere nulla da aggiungere a quanto da Lei egregiamente riassunto in merito. E’ evidente che Lei è uno studioso innamorato della storia della nostra bellissima città, purtroppo martoriata da troppi anni di incuria e di abbandono. Lo sono anch’io, nonostante troppo spesso tocchi ricorrere a ricerche difficoltose e ad un notevole sforzo mentale per riuscire ad immaginare, in una dimensione psichica, come erano tanti luoghi di Palermo. Il suo commento sarà utile a chiunque si troverà a leggere questo articolo.
      Ancora grazie per il tempo che mi ha graziosamente dedicato.
      Cordiali saluti.

  4. Agostino Marrella ha detto:

    Geometra, buongiorno! 🙂

    L’immagine del Ponte delle Teste Mozze da Lei proposta è – come giustamente Lei ha indicato – una litografia del 1836 realizzata dagli Stabilimenti Tipografici Giovanni Minneci e Giuseppe Filippone; la datazione (1836 appunto) “collide”, evidentemente, con quelle fonti secondo le quali il Ponte delle Teste Mozze sarebbe stato costruito nel… 1838 (anno in cui – mi ripeto – si procedette ad una manutenzione straordinaria delle regie trazzere siciliane, dalla quale, assai probabilmente – e da qui… l'”equivoco” – fu interessato anche il ponte in questione).

    Taluni particolari dell’immagine (le “montagne” sullo sfondo, ad esempio) sembrerebbero accusare qualche… “libertà esecutiva”, ma se almeno il ponte è stato raffigurato con cura, la sua architettura “di passaggio” fra lo stile gotico e lo stile rinascimentale indicherebbe che esso era già esistente almeno dalla prima metà del ‘500 (e ciò anche tenendo conto che la Sicilia era “sfalsata in ritardo”, in termini architettonici, di circa 50 anni dagli “stili continentali”).

  5. Giovanni Barone ha detto:

    Buongiorno Sig Badalamenti,
    sono venuto a conoscenza di questo suo articolo grazie ad un amico e mi ha molto stupito e meravigliato sapere che a pochi passi da casa mia ci fosse tutta questa densità di storia, ma soprattutto di vita e di morte!
    Grazie per aver scritto tutto questo così bene e con dovizia di particolari.

    Un saluto …con stima
    Giovanni

    • Nino Badalamenti ha detto:

      Sig. Giovanni Barone,
      ha perfettamente ragione, un semplice topononimo ed un minimo di curiosità, ed ecco che ci si ritrova immersi in un episodio dei tanti capitolo della millenaria storia di Palermo.
      Grazie per le Sue parole di stima.
      Cordiali saluti
      Nino B.

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